SUONI_"Revelation" del Norma Ensemble: composizioni originali e libere all'insegna del jazz contemporaneo di matrice europea

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Domani sera il Norma Ensemble, formato dal sassofonista Marcello Allulli, dal pianista Enrico Zanisi, dal contrabbassista Jacopo Ferrazza e dal batterista Valerio Vantaggio, in concerto alla Casa del Jazz di Roma per presentare l’album “Revelation”. Quattro musicisti per un’opera in fieri, che parte da latitudini musicali e geografiche ben precise per poi rivelarsi con altri suoni e intenzioni

Nostro servizio particolare

a cura del Poeta e musicologo Maurizio Gregorini

Nato in seno alla scorsa edizione di Ambriajazz, dietro richiesta e consiglio della direzione artistica, il Norma Ensemble ha trovato man mano la sua identità in divenire e la sua vocazione musicale nell’ascolto reciproco. A determinare questi cambiamenti, è stato prima un tour in Zimbabwe e Zambia, che ha visto impegnati i ragazzi nel dicembre 2019 tra concerti e masterclass, e poi la notizia di altri concerti negli Stati Uniti, a primavera 2020 (doveroso riportare come abbia riscosso notevole successo il concerto tenuto nella capitale zambiana Lusaka i primi di dicembre scorso, strutturato sia dai pezzi del disco ora edito, sia da brani conosciuti a livello internazionale, eseguiti assieme al sassofonista zambiano Mutemwa Simbala; questo quanto ha riferito in una nota l’ambasciata d’Italia in Zambia.

Identità fuse in un discorso armonico

Al concerto, organizzato dall’ambasciata, è intervenuto un ampio pubblico, tra cui il ministro della Giustizia zambiano Given Lubinda, accompagnato dall’ex presidente della Mongolia, Tsakhiagiin Elbegdorj, presente a Lusaka per partecipare all’evento organizzato dal governo in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani). Da qui, il succedersi di nuove connotazioni, la scelta dell’acronimo “Non Opporre Resistenza Ma Ascolta” (Norma, appunto), che carica il lavoro di ulteriori significati extra-musicali, e, naturalmente, la realizzazione di un disco: “Revelation”, loro primo prodotto musicale. L’album contiene tutti brani scritti e composti da Allulli, Zanisi, Ferrazza e Vantaggio. Otto tracce che delineano le quattro distinte anime musicali del gruppo. Un vigoroso cluster di Zanisi schiude il brano d’apertura, “Bubble Town”, dove i fraseggi di Allulli tramutano gradualmente in richiami ancestrali, sostenuti muscolarmente da Vantaggio e Ferrazza. Una dichiarazione di intenti musicale che fa il paio con la successiva “Suite for Ambria”, composizione dedicata al trascorso festival di Ambriajazz, dove il quartetto ha maturato la propria residenza artistica e concepito il progetto Norma Ensemble. Una suite strutturata in quattro sezioni, in ciascuna delle quali emergono le personalità dei quattro musicisti (non è un caso che la musica composta dal quartetto esprima il desiderio di fondere in un unico discorso armonico, ideologico e stilistico le loro diverse identità culturali e personalità). Una cavalcata, dal largo al presto, dall’apollineo al dionisiaco, che approda all’enigmatica “Spazio Immaterico”, in cui gli ipnotici ostinati di synth e sax fluttuano tra il malinconico archetto di Ferrazza, le delicate progressioni di Zanisi e i mallets di Vantaggio.

Evidenziato un pezzo di storia del jazz

La raffinata “Haob” si muove lungo un vivace tema echeggiato da Allulli, quasi dialogante con il piano di Zanisi e con un nervoso fraseggio di contrabbasso, mentre la title track “Revelation” condensa in sé una summa di suggestioni caratterizzanti l’album, in primis la perfetta armonia tra musicisti tanto distinti quanto complementari tra loro. Più che un brano, “Recitativo” figura come una fugace melodia di passaggio, sospesa e al contempo compiuta nella sua cameristica semplicità, mentre “Mumbai” si mostra quale chiaro omaggio all’India, i cui molti colori corrispondono sinesteticamente a cromatismi in bilico tra il noise e l’hard bop, mentre “Il dirigibile” chiude coralmente l’album. Ascoltando questo disco di esordio, percepiamo come in esso vi si tramandi una sorta di storia del jazz, che dai primi anni del Ventesimo Secolo a New Orleans divenne poi musica anche da ballo dominante tra nel decennio 1930/1940. E’ proprio di qui che seguirono diversi decenni in cui il jazz si caratterizzò in maniera crescente come una musica d’arte, tipicamente afroamericana, destando un crescente interesse in Europa e nel resto del mondo, raggiungendo l’apice col free jazz, tendenza che mirava all’emancipazione totale del musicista.

Un incontro sonoro di liberazione

Fu poi negli anni Ottanta che una generazione di giovani musicisti vi infuse novità, perseguendo diverse tendenze, anche in assenza di uno stile dominante che portarono alla nascita del jazz chiamato ‘europeo’, in cui da un lato si proseguiva l’esperienza fusion e dall’altro si guardava con interesse una tradizione etnica in direzione della world music. Lo scriviamo poiché convinti, dopo aver ascoltato “Revelation”, l’ensemble intenda fare nuove esperienze in quanto avverte che parecchi percorsi in questo ambito siano stati già tracciati, quasi a dire che col loro album intendano dare vita ad un incontro sì fisico, ma che sia di liberazione, svincolato da ogni compromesso commerciale.