LA VEGGENTE SYLVIA BROWNE E LE PROFEZIE SUL COVID

LA VEGGENTE SYLVIA BROWNE E LE PROFEZIE SUL COVID

Sylvia Celeste Browne (vero cognome Shoemaker nata a Kansas City il 19 ottobre 1936 e morta a San Jose il 20 novembre 2013. Non si conoscono le cause del decesso; il comunicato stampa che ne annunciava il trapasso specificava solo che era defunta alle 07.10) sensitiva, saggista e medium, oggetto di numerose controversie, ha affermato di avere avuto esperienze medianiche fin dalla più tenera età. Inizia a operare pubblicamente come presunta medium a partire dal 1974, e nel tempo la sua popolarità cresce fino a farla approdare in televisione e in radio. A questa crescita di popolarità corrisponde il formarsi di due schiere opposte di fan e di detrattori. Oltre a esercitare come medium, era a capo della Sylvia Browne Corporation e della Sylvia Browne Enterprises, nonché fondatrice di una sua propria chiesa, la Society of Novus Spiritus, che definiva di orientamento cristiano gnostico. Tale chiesa, la cui sede centrale si trova a Campbell, California, dove fu creata nel 1986, pur basata principalmente sugli insegnamenti cristiani opererebbe anche un certo sincretismo, assimilando insegnamenti anche dall’ebraismo e dall’Islam, dall’induismo e dal buddhismo. 

A CURA DEL POETA MAURIZIO GREGORINI

Nella terza parte del volume “Profezie”, del 2004, c’è un passaggio che contiene alcuni dettagli coerenti con i fatti relativi alla pandemia di COVID-19 (o perlomeno, in molti vi hanno considerato una connessione). Essere convinti o non crederci è del tutto marginale; gli scettici possono benissimo intendere queste leggi come peculiarissime strutture di intuizione e creatività

E’ da qualche settimana che circola in rete uno scritto di Sylvia Browne (a molti prima ignota), parecchio disquisito, tratto dal libro “Profezie. Cosa ci riserva il futuro”, steso nel 2002, pubblicato in America nel 2004 e tradotto per i tipi della Mondadori (che ha edito da noi gran parte dell’opera della scrittrice) in Italia nel 2006. Nella terza parte del volume c’è un passaggio che contiene alcuni dettagli coerenti con i fatti relativi alla pandemia di COVID-19 (o perlomeno, in molti vi hanno considerato una connessione), “La nostra salute fisica, emotiva, mentale e spirituale”, ed esattamente ne “Il rovescio della medaglia” (pag. 219) scorriamo: “Prevedo anche alcune imminenti emergenze sanitarie e, come sempre quando si tratta di cattive notizie, nessuno sarà più felice di me se poi si scoprisse che mi sono sbagliata: nel 2010 comparirà un’altra malattia legata alle immunodeficienze. Sembra che sarà collegata a uccelli esotici importati dal Brasile e che verrà trasmessa dagli uccelli a noi umani tramite una specie di minuscoli acari. Questa insidiosa infezione batterica si manifesterà sotto forma di una escrescenza simile a un fungo che resisterà a tutti i farmaci e agli antibiotici noti a quell’epoca.

Sarà simile alla fascite necrotizzante, ma si diffonderà su scala molto più vasta. Sarà talmente contagiosa che le persone infettate dovranno essere messe in quarantena. Dovremo passare quattro o cinque anni di panico prima che si scopra che il fungo e i batteri che lo provocano possano essere distrutti da un’associazione di corrente elettrica e calore elevatissimo”, e ancora: “Entro il 2020 diventerà di prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma, a causa di una epidemia di una grave malattia simile alla polmonite, che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e che sarà refrattaria ad ogni tipo di cura. Tale patologia sarà particolarmente sconcertante perché, dopo aver procurato un inverno di panico assoluto, sembrerà scomparire completamente per altri dieci anni, rendendo ancora più difficile scoprire la sua causa e la sua cura”. 

Una sensitiva nota in tutto il mondo

Queste insomma le asserzioni che pare abbiano infiammato un putiferio sui social su chi le desse della folle, su chi le ha dato della mitomane, su chi ha azzardato sommariamente, senza razionalità alcuna, di contraddire lo scritto. Si esigerà come mai un poeta abbia deciso di estendere, non una tutela di cui non v’è occorrenza, ma un servizio per far apprendere al meglio questa sensitiva nota in tutto il mondo (nel volume citato, la Browne utilizza il suo speciale dono per ‘rileggere’ le predizioni che nel corso della storia sono state fatte da veggenti, profeti biblici ma anche da scienziati della NASA. E rendendo omaggio a grandi figure quali Nostradamus, Madame Blavatsky o Edgar Cayce, ella rivela in che modo facciano i cosiddetti profeti a conoscere il futuro e, all’unisono, in che maniera si possono smascherare ciarlatani. In più, il testo specifico risponde ai vari interrogativi sul destino dell’umanità andando ad approfondire argomenti quali lo sviluppo tecnologico o le sorti dell’ambiente, dalla cura per molte malattie alla pace nel mondo, senza tralasciare l’evoluzione sociale, economica e politica; ribadiamo che il testo è stato concepito diciotto anni fa): oserei rispondere che i poeti, quelli veritieri, come è risaputo da secoli, hanno attive le antenne sugli accadimenti del mondo e che spesso assurgono, involontariamente, a ‘stazioni’ che ricevono, rilevando segni invisibili che gravitano fuori e dentro la nostra anima; ecco perché le parole dei poeti sono valutate -anche dai mistici- come esonerati da qualsivoglia ‘scorie’ (si intende qui evidenziare che, distinti da altri, i poeti hanno intensa facilità di ghermire ciò che è inafferrabile, spirituale, cosmico; asserzione che vale anche per i contemplativi, santi, profeti). 

Pediniamo da tempo l’opera della Browne

Pediniamo da tempo l’integrale opera della Browne (da quando nel 1999 pubblicò “Messaggi dall’aldilà. Una guida alla quarta dimensione”) e possiamo assicurare che, forse, non la si abbraccerebbe appieno se in più non sussistano letture quali, ad esempio, “Ricordi di altre vite” o “La luce oltre la vita” di Raymond A. Moody Jr; “Reincarnazione. L’eterno viaggio dell’anima” di Joe Fisher; “Messaggi di luce” di Theresa Cheung; “Oltre le porte del tempo” e “Molte vite, molti maestri” (nonché l’intera opera) di Brian Weiss; le pubblicazioni di e su Gustavo Rol (uomo dotato di possibilità straordinarie, unico nel suo genere per la qualità e la quantità di facoltà in lui presenti; si legga “Rol. Il grande veggente” di Renzo Allegri); i testi del regista-medium Demofilo Fidani; “I morti parlano” del docente di teologia e di Sacre Scritture, Padre Francois Brune (fu lui il primo ad appuntare come “La Chiesa nutra la più grande diffidenza verso i fenomeni paranormali; insegna l’eternità, ma non ammette che si possa viverla o mettersi in comunicazione con essa); della vicenda del monaco benedettino Padre Pellegrino Ernetti e del suo ‘Cronovisore’, a cui sempre Brune ha dedicato “La macchina del tempo. Il nuovo mistero del Vaticano” o “Rinascere dopo la morte” di Jean-Francis Crolard. 

Considerava testi sacri anche i vangeli gnostici

Oltre alla Bibbia, la Browne considerava testi sacri anche i vangeli gnostici. Ora, al di là di quel che ognuno di noi, leggendo i suoi libri (che vi suggeriamo, se non altro per farvi una idea privata sull’argomento), possa o meno accogliere, dibattere o intralciare, resta indelebile e splendente l’appunto della Browne di come Dio e il suo regno -senza andare a importunare le abbaglianti vite dei purissimi, tipo quella di Santa Teresa D’Avila, a cui Vita Sackville West consacrò un affascinantissimo libro-  sia dentro di noi: percezioni, pensieri, sentimenti, facoltà di azione, ogni peculiare respiro: tutto viene da Lui. Che ogni dramma dell’esistenza, della distruzione del corpo, delle insidie della incertezza, siano scenografie di uno spettacolo a cui l’anima -pur essendone interprete- assiste, e che quell’anima è parte di Dio e a lui rimpatria e aderisce. Forse i testi della Browne (come altri del resto), se non agguantati alla lettera, possono in ogni caso dare un tipo di responso a quegli interrogativi che spesso ci poniamo: il nostro è un destino già scritto? Si deve temere la morte? Perché dobbiamo evolverci? Sfogliati in questa prospettiva possono divenire dei benevoli a cui indirizzarsi quando ruzzoliamo nelle angosce. Non a caso lei stessa in “Profezie” registra: “Non le chiamerei le mie ‘profezie’ perché, ribadisco, in definitiva tutto viene da Dio. Il che non dobbiamo considerare queste profezie come una serie di messaggi provenienti direttamente da Lui. Come leggerete nel terzo capitolo, le profezie hanno una grande varietà di fonti, che risalgono tutte al nostro Creatore, ma quando noi, fallibili essere umani, ci accingiamo a tradurle e a comunicarle, a volte capita che ci sbagliamo”