CUONO GAGLIONE, IL PITTORE DI MARADONA, ESPONE ALLA MOSTRA AL MUSEO DI BUENOS AIRES

CUONO GAGLIONE, IL PITTORE DI MARADONA, ESPONE ALLA MOSTRA AL MUSEO DI BUENOS AIRES

A CURA DI RAFFAELE TROIANO

NAPOLI – Nel corso della storia i quadri venuti alla luce, raffiguranti i più importanti personaggi di spicco di ogni epoca, sono stati innumerevoli. Inestimabili sono le tele che hanno ritratto le figure di illustri come Napoleone o Elisabetta I d’Inghilterra. Al giorno d’oggi però sono altre le icone che riescono a tirare fuori il meglio dagli artisti contemporanei, come ad esempio il pittore Cuono Gaglione che si è ispirato, per le sue opere, al leggendario calciatore Diego Armando Maradona. 

Cuono Gaglione è un pittore italiano nato ad Acerra nel 1947 e ha iniziato a dedicarsi alla pittura dal 1959. L’artista gode di grande fama, lo dimostrano le opere esposte in numerose collezioni pubbliche e private in giro per il mondo, ed uno dei suoi ritratti più conosciuti è sicuramente quello donato a Diego Armando Maradona nel 1988. Per questo motivo, in occasione del primo anniversario della scomparsa di Maradona, a Cuono Gaglione sono state commissionate venticinque opere che racchiudano tutta la vita del grande campione. Le opere verranno esposte a Buenos Aires per la mostra che si terrà il prossimo 25 novembre al museo “La Casa de D10s”. 
Com’è nata la sua passione per l’arte? Quali sono stati gli studi che l’hanno portata ad essere l’artista che è oggi?  “Ho cominciato ad occuparmi d’arte circa 60 anni fa, quando ho raccattato residui di colore e un pennello spelacchiato lasciato da alcuni imbianchini ai margini di una strada a me cara, quella dove sono nato, via Giudichella. Ho studiato presso l’istituto d’Arte di Napoli e i miei maestri sono stati, Striccoli, Chiancone, Verdecchia, de Siena, e nei primi anni ’70, in Germania, ho seguito un gruppo di neo-espressionisti”.  Quali sono i motivi che l’hanno spinta a dipingere il primo quadro che ha regalato a Maradona? Ci spieghi cosa l’ha ispirata.  “Durante la partita di Torino, Juventus – Napoli, finita 1-3. Fu l’entusiasmo per quella vittoria che mi spinse a dipingere quel quadro rappresentando gli ipotetici festeggiamenti del secondo scudetto del Napoli, nel quale era raffigurato in primo piano Diego”.  Come ha conosciuto Maradona? Quando e dove ha avuto modo di poterlo incontrare mostrandogli la sua opera?  “Era l’8 aprile 1988 mi era stato procurato un appuntamento dalla sua segretaria Cecilia, al campo Paradiso di Soccavo. All’ora dell’appuntamento ero già ai cancelli della struttura con un esercito di parenti che mi hanno accompagnato nella speranza di incontrare il campione. Il Dottor Carlo Iuliano, 
addetto stampa della società, si avvicinò e mi disse che Maradona non poteva ricevermi perché in mattinata durante l’allenamento si era infortunato. Iuliano mi invitò ad andare via, ma ho desistito e alla fine, insieme a mio figlio Michele siamo riusciti ad entrare. Dopo i convenevoli, la foto di rito e la consegna del quadro, lo rassicurai che avrebbe segnato e magari avrebbe dedicato il gol a me e mio figlio. La sua risposta fu: “Mi dispiace, ma i goal sono tutti di mia madre.”  Le sono state commissionate venticinque opere che rappresentino la vita di Maradona, quali sono gli aspetti che lei ha voluto maggiormente descrivere nelle sue opere? Quali di questi venticinque lei reputa possa descrivere al meglio il Maradona campione e il Maradona uomo? 

“Le 25 opere rappresentano un percorso che va dal periodo giovanile nei primi club professionistici argentini, passando per la sua decadenza psicologica, ai trionfi sia da calciatore che da uomo, fino alla sua morte. L’opera che meglio descrive Maradona come uomo e calciatore è senz’altro “La Generosità”. In questo quadro è raffigurato durante una partita di beneficenza a favore di un bambino malato, per il quale ha contribuito con fondi personali per raggiungere la cifra occorrente per l’operazione. In quella partita, giocata in un campo di Acerra infangato dal cattivo tempo, in molti hanno ravvisato l’anticipazione del gol del secolo avvenuto contro l’Inghilterra qualche tempo dopo”. 

Dove colloca questa onorificenza tra i vari successi conseguiti? 

“Esporre nel 2003 e nel 2005 nei due Parlamenti Europei di Bruxelles e Strasburgo, dove ho sostenuto con dipinti il meridione italiano, sono stati sicuramente due grandi traguardi a livello professionale. A livello emotivo, invece, questo invito è collocato tra le più belle e forti emozioni che io potessi mai provare. È un sogno che diventa realtà, anche perché avvenuto grazie al ritrovamento dopo 33 anni del quadro donato a Diego nell’88, che ora è esposto in modo permanente presso “La casa de D10S” in Argentina”. 

Lei ha descritto in venticinque opere la vita di Maradona, quale reputa sia il momento più alto della vita del grande campione? 

“Il suo apice per me è stato quando ha alzato al cielo la Coppa del Mondo, da lui tanto sognata fin da quando era bambino, e i titoli conquistati in terra Partenopea”. 

Potesse tornare indietro nel tempo, al giorno in cui ha regalato il primo quadro a Maradona, cosa gli sussurrerebbe porgendogli l’opera? 

“Gli direi:” Nel bene e nel male, Diego, ripeti tutto quello che hai fatto.” 

Leave a Reply

Your email address will not be published.